Ancora aumenti: Caldoro e Vetrella bocciati!

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Durante le festività natalizie, i cittadini della città metropolitana di Napoli non hanno trovato solo doni graditi, ma anche e soprattutto il nuovo tariffario del Trasporto Pubblico campano. Ovviamente come buona usanza tutta nostrana, la voce “nuovo tariffario” non è altro che il sinonimo di “rincaro prezzi”. Tra le novità che presenta il nuovo tariffario troviamo anche nuove soluzioni di viaggio, come ad esempio la “corsa unica” (un ticket che permette all’utente di viaggiare su un unico mezzo su un’unica tratta). Questa novità per i cittadini di Napoli città costerà 1€, tuttavia perde completamente il suo senso perché il costo del biglietto che nel 2014 costava 1.30€ dal primo gennaio 2015 è di ben 1.50€ nella zona Na1, 2€ nella zona Na2, 2.50€ nella zona Na3 e via via aumentando.

Per capire meglio la portata dell’aumento facciamo degli esempi concreti:

Uno studente che da Bacoli deve raggiungere Napoli 4 volte a settimana, prima pagava 13.60€, mentre dal 1° gennaio pagherà 20 euro.

Un pendolare che da Afragola deve raggiungere Napoli 6 volte a settimana, prima pagava 26.40 €, dal 1° gennaio, invece, ne pagherà 30.

Il tutto poi è da inquadrare in un sistema di trasporti che non solo è obsoleto e fatiscente, ma che in buona sostanza funziona veramente male. E’ di qualche settimana fa il sondaggio “Pendolaria”, effettuato da Legambiente, dal quale emergono statistiche piuttosto interessanti: tanto per fare un esempio, la Circumvesuviana e la Circumflegrea sono al 6° posto in Italia per numero di viaggiatori al giorno con un flusso di 45.000 unità per entrambe. Ma non solo. Sono state selezionate quali sono, secondo gli utenti, lepeggiori linee ferroviarie d’Italia. Ebbene, la nostra Circumflegrea si è classificata al 2° posto. In pratica la tratta che collega tutta l’aerea flegrea con Napoli è la seconda linea peggiore d’Italia. Un primato a cui avremmo volentieri rinunciato.

E’ chiaro che, stando ai dati, un rincaro appare quanto mai fuori luogo e non fa altro che sottolineare l’inadeguata gestione della cosa pubblica da parte del governo regionale, incapace di incidere positivamente su un tema così importante e così caro a tutti i cittadini. Quello che non ci spieghiamo è come può un’azienda che ha un’utenza così vasta dover ricorrere sempre a rincarare per far quadrare i bilanci. Bilanci che sicuramente diventeranno sempre più in rosso, perché con queste cifre (e con questi servizi) non si fa altro che incentivare l’utente a non fare il biglietto.

In tempi difficili come questi, incidere ulteriormente sulle fasce deboli significa dimenticare totalmente i bisogni dei cittadini che, dall’altro lato, non vedono mai miglioramenti tali da giustificare i significativi aumenti delle tariffe. Insomma, i prezzi aumentano, ma i servizi non fanno altro che peggiorare.

Dati regionali affermano che dal 2010 al 2014, a fronte di un taglio del 19% di treni e linee, sono susseguiti rincari ai prezzi dei biglietti del 23.75%. E’ chiaro che qui c’è unaresponsabilità politica forte che i cittadini non sono più disposti a sopportare e che l’Assessore ai Trasporti Vetrella, e la giunta Caldoro in genere, deve necessariamente cominciare ad assumersi. Il trasporto pubblico certamente non può e non deve morire.

Soluzioni devono essere trovate ed anche in fretta. Sicuramente, però, per trovare delle soluzioni idonee non si può prescindere da un “ascolto” di chi quotidianamente viaggia sui mezzi pubblici.

 

Luca Di Procolo

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