Giovani e Lavoro: le nostre proposte

Il risultato del tanto discusso Referendum dello scorso 17 aprile palesa un dato certo ed inconfutabile: il vero vincitore referendario è l’astensionismo. E di certo non perché il premier nonché segretario del più grande partito del paese abbia dettato la linea in tal senso. #Ciaone a parte.

Tutto ciò è null’altro che quanto già accaduto in tutte le ultime tornate elettorali. Esiste una rilevantissima parte del paese che è disinteressata o – nel migliore dei casi – disaffezionata alla politica, alla res pubblica. Non è affatto complicato percepire che gli opinion leader di questo movimento naturalmente creatosi sono i più giovani che, quindi, o non votano o qualora lo facessero propenderebbero per i mostri della demagogia strumentalmente populista, quelli dai tratti quasi mitologici. Ecco, sono questi i soggetti che la più grande organizzazione giovanile d’Italia dovrebbe intercettare, facendo sì che quella scintilla viva negli occhi dei nostri coetanei ritorni a riaccendersi. Il filo comune che tiene uniti i giovani, oggi, è senza dubbio, ahinoi, l’incertezza, l’immobile status quo che non riesce ad innalzarsi al di sopra della precarietà. Siamo la generazione dei call center, della claudicante stabilità occupazionale. Anni fa al cinema diedero un film davvero significativo: “generazione 1000 euro”. Rappresentava la nuova generazione e l’approccio con il mondo del lavoro. Oggi, con un pizzico di ironia, saremmo felici se la media remunerativa sfiorasse, almeno, quelle somme. Allora, alcuni quesiti e riflessioni sorgono in maniera del tutto spontanea. Cosa ha fatto il Governo per stabilizzare i tanti precari che sguazzano nella giungla contrattuale odierna? “Il Jobs Act” direbbero i soldati dem. Ecco, vediamo due dati (sì, sarò costretto a tediarvi): le assunzioni sono in netto calo rispetto lo scorso anno e l’Inps registra un -50% di passaggi dal determinato all’indeterminato. A tutele crescenti, ci mancherebbe. Una risposta a tutto ciò? La salvifica liberalizzazione dei voucher: +45% la fruizione di questi rispetto il 2015. Un dato preoccupante, soprattutto se si considera che i controlli sono pari a zero e i la proprietà più furbetta cessa i rapporti lavorativi a tempo determinato in favore delle prestazioni occasionali capeggiate, ovviamente, dai voucher. Bene, invece, grazie alla Buona Scuola, l’incentivo all’alternanza scuola lavoro. È davvero essenziale che i ragazzi che frequentano ancora le scuole superiori inizino tirocini formativi presso le aziende. Senza che quindi, una volta terminati gli studi, sbattano   contro gli altissimi muri del lavoro. Senza competenze; senza professionalità.

Da qui, alcune idee sulle quali i Giovani Democratici di Napoli lavoreranno affinché diventino proposte fattive e concrete:

– Istituzione di sportelli di orientamento al lavoro presso Scuole superiori, Università e circoli territoriali. È essenziale una esperta bussola che guidi i nostri coetanei intenti a cercare un’occupazione;

-Istituzione, grazie a partner associativi, di corsi di formazione professionale e culturale;

– Saremo parte integrante e, soprattutto, funzionale dell’alternanza scuola lavoro nella nostra città, sponsorizzando e sostenendo il progetto grazie ad una massima campagna informativa e di sensibilizzazione. Inoltre, chiederemo alla nuova amministrazione comunale, con i dovuti accertamenti regolamentari, di permettere ai ragazzi provenienti dalle scuole di fare tirocini formativi nell’ambito della pubblica amministrazione presso i propri uffici. Non è detto che le esperienze debbano essere solo di tipo tecnico. Ecco perché pensiamo che una offerta didattica adeguata e dettagliata inerente alla pubblica gestione sia necessaria quanto essenziale. Soprattutto per i più giovani.

– Istituzione di una raccolta firme per l’abolizione del lavoro accessorio (voucher) così come previsto dalla Carta dei Diritti Universali promossa dalla Cgil.

Pasquale Incarnato

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